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Ho espressamente voluto che si creasse questa pagina per avere la possibilità di condividere e fare conoscere ai cittadini le vicende che, quotidianamente, incrociano la mia attività in Comune. L'intenzione è quella di raccontarvi almeno una parte di ciò che succede e di ciò che cerchiamo di perseguire. Vi racconterò storie di vita quotidiana garantendovi di non "raccontare ... balle". Francesco Balocco
Se vuoi esprimere il tuo punto di vista riguardo gli interventi presentati scrivi a: sindaco@comune.fossano.cn.it |
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In questi giorni riprendono le lezioni e il pensiero va ai ragazzi, ai docenti ed a tutto il personale scolastico: un augurio di buon lavoro ed un “in bocca al lupo” a tutto il mondo dell’educazione che svolge un ruolo fondamentale nella nostra società. In particolare voglio dare il benvenuto a due fossanesi - Paolo Cortese e Maria Paola Longo - che come dirigenti “di fresca nomina” del Vallauri e della Scuola Media sono chiamati a svolgere un delicato incarico: conosciamo entrambi e sappiamo che non deluderanno le aspettative del personale scolastico e degli studenti e che sapranno porre la dovuta attenzione anche al contesto cittadino.
La scuola italiana sta attraversando un periodo difficile: tentativi di riforma più o meno riusciti calano su una realtà che vive in prima persona le tensioni ed i fermenti tipici del mondo giovanile. È chiaramente in atto un percorso, non sempre lineare e coerente, che sta portando ad una ridefinizione delle politiche scolastiche, ad una “nuova scuola” che, auspichiamo, sappia dare valide risposte alle problematiche emergenti.
È sempre più evidente che l’educazione dei giovani non passa solo attraverso la scuola e la famiglia: è sotto gli occhi di tutti che in questo importantissimo processo è sempre più forte e invasivo il condizionamento di media ed internet che trasmettono messaggi e modelli non sempre positivi.
Accanto ad una scuola in difficoltà, ad una famiglia sempre meno attenta e presente, ad una Chiesa indebolita anch’essa, è quindi essenziale che la comunità (intesa nel senso di “Municipalità”) non abdichi il suo ruolo e sia presente con proposte e iniziative rivolte ai giovani.
In questo senso a Fossano abbiamo fatto considerevoli sforzi - ricordo, tra le altre, le attività in Cascina Sacerdote, l’educativa di strada e molte altre iniziative da parte delle associazioni - la mia impressione
è, però, che ci si disperda, che tutte queste energie scorrano in rivoli paralleli e non sempre comunicanti. Insomma: che non esista un progetto comune e condiviso a livello cittadino per i giovani e dei giovani.
Per questo ritengo importante l’attivazione dell’Open Space prevista per il mese di novembre: uno spazio in cui i giovani, attraverso le loro molteplici forme di aggregazione possano incontrarsi, comunicare, pianificare e realizzare, da veri protagonisti, le iniziative e i progetti che li riguardano. Non si tratta di una “struttura pubblica” che si occupa di giovani ma dei giovani stessi che si organizzano e si fanno attori, con il sostegno e l’appoggio dell’ente locale. Tutto questo significa credere nelle potenzialità della società civile, si tratta di una richiesta di assunzione di responsabilità e impegno rivolta a tutti coloro che costituiscono il policromo universo giovanile, lasciando al settore pubblico unicamente la funzione di “facilitatore”.
È una forma “sana” di federalismo, agire in base al “principio di sussidiarietà”1, così caro alla tradizione sociale cattolica. Open Space inteso, quindi, come incubatoio di idee e progetti dei giovani per i giovani.
1 Principio di sussidiarietà: sostiene il valore delle strutture intermedie (famiglie, associazioni, confessioni religiose)
che si trovano in qualche modo tra il singolo cittadino e lo Stato: secondo questo principio, se le strutture intermedie
sono in grado di svolgere una funzione sociale o di soddisfare un bisogno del cittadino (per esempio l’istruzione, l’educazione,
l’assistenza sanitaria, i servizi sociali, l’informazione), lo Stato non deve privarle delle loro competenze, ma piuttosto
sostenerle e coordinare il loro intervento con quello delle altre strutture intermedie.
Editoriale "FossanOggi" settembre 2010
Nelle ultime settimane si è molto parlato di importanti e gravosi tagli che, nella generale situazione di crisi che stiamo attraversando, si traducono in una disponibilità finanziaria degli Enti Locali fortemente compromessa. Condivido e approvo quanto sostenuto recentemente dal Vicesindaco Paglialonga e dall’Assessore Vallauri: le difficoltà ci sono, sarebbe stupido e infantile ignorarle facendo finta che siano solo frutto di speculazioni e allarmismi ingiustificati.
Per non arrivare a tagliare servizi quali Nido, Mensa Scolastica, Complessi Sportivi, Trasporto Scolastico (o ad alzarne le tariffe a dei livelli insostenibili), si è costretti, in effetti, ad agire sulle opere pubbliche ipotizzando di AZZERARE tutte quelle che non sono ancora state appaltate. In questo senso non si è quindi fatta una “selezione” delle opere da tenere e di quelle da buttare: si è semplicemente fatta la lista di tutte le opere che, oggi, non sono ancora avviate.
Come Amministratori chiamati dai cittadini a garantire uno sviluppo armonico ed un futuro migliore alla popolazione ed al territorio di Fossano dobbiamo, però, cercare di reagire: Che cosa possiamo fare per ridurre, almeno in parte, il grave effetto che questa situazione può avere sul presente e sul futuro della nostra città? Ci sono delle opportunità che la situazione di crisi può offrire?
Una ipotesi è quella di agire sulla leva della trasformazione urbanistica utilizzandola come preziosa opportunità per creare opportunità e reddito. Alcuni esempi possono essere: la riqualificazione dell’area del Foro Boario, l’accordo di programma per il Villaggio Sportivo, l’intervento progettato per il contenimento del Grana - Mellea, le alienazioni immobiliari (cessione di aree proprietà del Comune per sviluppi urbanistici già previsti dal Piano Regolatore).
Tutto questo perché le operazioni citate, mettendo in moto risorse dei privati interessati a realizzarle, porteranno un significativo miglioramento della qualità della vita in città e, come effetto secondario ma in questo caso di estrema rilevanza, porteranno anche del denaro nelle casse del Comune (oneri di urbanizzazione, alienazioni, ?).
Queste voci di entrata potranno essere utilizzate per coprire, almeno in parte, gli investimenti che, nell’ipotesi presentata da Paglialonga, sarebbero rimasti esclusi, superando il vincolo del Patto di Stabilità, perché le eventuali entrate non previste, comportano un aumento proporzionale delle spese sostenibili.
Fossano, 23 luglio 2010
Lunedì 16 luglio 2007, alle ore 14 e 33, la città di Fossano viene scossa da un terribile boato: il Molino Cordero è esploso e dalle macerie devastate dalla violenza delle fiamme emerge una delle più grandi tragedie del lavoro degli ultimi tempi: cinque vittime, cinque famiglie distrutte e sommerse dal dolore. Sono passati tre anni ma il ricordo di Mario Ricca, Massimiliano Manuello, Antonio Cavicchioli, Valerio Anchino e Marino Barale è sempre vivo e presente nel cuore dei fossanesi.
In questi giorni ricorre il terzo anniversario della sciagura, l’occasione è importante per rinnovare la solidarietà delle istituzioni e dell’intera città alle famiglie delle vittime, per ribadire, ancora una volta, che ogni sforzo e investimento mirato a migliorare la sicurezza del lavoro deve essere assolutamente prioritario per tutti (sia per gli imprenditori privati che per le aziende pubbliche).
E’ un occasione per ringraziare chi, in questi anni, è stato vicino alle famiglie delle vittime ed ha promosso importanti azioni per far memoria e tesoro della terribile disgrazia (associazioni di volontariato, la Chiesa con le sue organizzazioni, le istituzioni ed, in particolare, l’associazione “16 luglio 2007: per non dimenticare”).
Le azioni intraprese in questi anni hanno portato un importante risultato: il conferimento delle Stelle al Merito alla Memoria delle cinque vittime, consegnate alle famiglie dal Presidente della Repubblica il 1° maggio 2009.
Noi tutti sappiamo che deve ancora essere fatto molto per tutelare i lavoratori sia riguardo la prevenzione (riguardo cioè l’oggettiva sicurezza delle lavorazioni effettuate), sia riguardo le procedure e gli iter, troppo complessi e lenti, che vengono avviati in conseguenza di incidenti. Ad esempio una legge poco comprensibile impedisce, in caso di fallimento dell’impresa titolare, di rimborsare direttamente le famiglie colpite da parte delle assicurazioni. Passano così lunghi anni di attesa e di estenuanti pratiche burocratiche che si aggiungono al calvario che le famiglie delle vittime già sono costrette a vivere.
Per questo ricordiamo la tragedia del Molino Cordero: perché da questa ed altre simili terribili vicende cresca sempre più negli imprenditori, nei lavoratori e nelle istituzioni la consapevolezza della fondamentale importanza del tema sicurezza sul lavoro. Perché non si lesinino sforzi anche importanti da parte di tutti per garantire la salute ed il benessere dei dipendenti, degli artigiani, degli agricoltori e dei commercianti.
Il mio augurio è che le giuste celebrazioni e ricorrenze di tragedie tristemente famose per il numero elevato di vittime ci aiutino anche a non dimenticare tutti quei “piccoli” incidenti sul lavoro di cui non si parla quasi mai, ma che ogni giorno possono colpire ovunque in Italia: i dati del 2008 parlano di 1.120 morti sul lavoro, i numeri di una vera guerra che possiamo vincere solo se combattiamo tutti insieme.
Fossano, 16 luglio 2010
Nel pomeriggio di lunedì 28 giugno ho partecipato, insieme ad una trentina di altri Sindaci della Granda, ad un incontro che si è tenuto nel Municipio di Centallo. Il tema all’ordine del giorno riguardava le pesantissime conseguenze della manovra economica del Governo che colpisce sia le Regioni che i Comuni. In particolare la scure dei tagli si abbatte, paradossalmente, proprio su quei piccoli comuni virtuosi che da sempre operano con attenzione cercando di equilibrare (come farebbe ogni buon padre di famiglia) il conto economico con i servizi resi ai cittadini; Comuni con bilanci in attivo, che non sprecano, attenti alle spese. Nella nostra provincia di piccoli comuni virtuosi ce ne sono tanti e oggi sono tutti seriamente preoccupati di come potranno sopravvivere se il Governo non rivede al più presto i termini della stretta.
E’ ormai chiaro che il divieto di spendere (Patto di Stabilità) imposto alle Amministrazioni Locali è un’arma che il Governo utilizza per mantenere nelle proprie casse i soldi dei Comuni (quelli virtuosi e, quasi sempre, piccoli). Un “tesoretto” che serve a bilanciare la terribile esposizione finanziaria che il nostro paese, a livello centrale, soffre: il famoso debito pubblico. Sono tanti soldi (per la sola Fossano circa 6 milioni di euro bloccati dal Patto di Stabilità) che potrebbero essere utilizzati per gestire e migliorare i servizi alla popolazione (soggetti a picchi di richieste in periodi di crisi come questi) e per proseguire e completare le opere pubbliche pagando le imprese che lavorano per l’Ente (che invece oggi si devono sobbarcare l’ingrato compito di “finanziare” controvoglia le opere da loro stesse realizzate ?) . Tutto questo è oggi impossibile e, alla luce delle indicazioni fornite dal Governo, la situazione si aggraverà ancora nei prossimi mesi.
Il Governo scarica sui Comuni e sui cittadini i costi della manovra: anche la nuova tassa pensata da Tremonti (l’Imposta Municipale Unica o IMU) che sembra piacere a Chiamparino (ma non per questo piace a noi) è, in definitiva, una nuova tassa sugli immobili. L’IMU si tradurrà in un maggior carico fiscale per tutti (eccetto le prime case): ovviamente le ulteriori abitazioni ma, soprattutto, i capannoni, i magazzini, i laboratori artigiani, gli esercizi commerciali ?). Chiamparino potrà anche essere d’accordo: a noi sembra solo l’ennesima stupidaggine!
All’incontro di Centallo, promosso e organizzato da Luca Gosso (Sindaco di Busca) e da Antonio Panero (Sindaco di Centallo) hanno partecipato sindaci di tutti gli orientamenti politici: per questi uomini, più che l’obbedienza ai dettami di questo o di quel partito, oggi è importante difendere i diritti e le ragioni dei propri cittadini, delle imprese e delle attività che gravitano sul proprio territorio. Anche lo sciagurato modus operandi del governo non è, per me, una peculiarità del centro destra, gli ultimi governi di centro sinistra avevano già imboccato, a livello centrale, questa strada.
Non si tratta di fare delle polemiche politiche: questo è il tempo di difendere con forza la dignità delle nostre comunità e dei servizi erogati.
Nelle prossime settimane i Sindaci dei piccoli comuni virtuosi concorderanno concrete iniziative di protesta che saranno comunicate attraverso la stampa locale e regionale; mi auguro che la popolazione appoggi e aderisca con entusiasmo a queste iniziative: è in ballo la difesa di quello che, in tanti anni di duro lavoro, insieme abbiamo costruito.
Fossano, 29 giugno 2010
Credo che nessuno sia così incosciente da mettere in dubbio il fatto che l’acqua non possa che essere di proprietà pubblica, cioè di tutti, così come le reti di distribuzione. Ci sono, invece, opinioni diverse sulla natura pubblica, privata o mista della gestione del ciclo idrico integrato. Questo significa che deve essere il pubblico (cioè i Comuni) a programmare gli investimenti in base alle esigenze dei cittadini ed a fissare le tariffe in modo tale da coprire i costi sostenuti, mentre la gestione del servizio deve essere affidata ad aziende imprenditorialmente preparate. Dal 2002 viene costituito l’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) proprio per assolvere alle funzioni di indirizzo e controllo pubblico. Ma questo ha prodotto un aumento delle tariffe a carico dei cittadini: l’8% per “compensare” le comunità montane (Legge Galli) e l’1,5% per finanziare l’ATO stessa. Tutto questo denaro (circa 3.500.000 euro all’anno a livello provinciale) giace improduttivo nelle casse della Provincia. L’ATO deve decidere il piano degli investimenti e delle tariffe, ma in questi anni non è riuscito a combinare granché.
Sul fronte delle gestioni, viceversa, sono nate varie aziende. La nostra Alpi Acque, creata nel 1998 dai comuni di Fossano e di Cervere, vede oggi la partecipazione pubblica di 20 Comuni (56%) ed un socio privato (Tecno Edil - Egea) per il restante 44%. Nel 2002 anche a Mondovì è nata una società mista simile ad Alpi Acque (Mondo Acque) mentre nell’albese opera, da una ventina d’anni, il gruppo Egea con una partecipazione minoritaria pubblica (Comune di Alba ed altri) attorno al 15%. L’area cuneese, le sue valli e una parte delle valli monregalesi hanno come gestore una società interamente pubblica (partecipata dai comuni di quelle zone): l’ACDA. In provincia coesistono, quindi, tutti e tre i modelli di gestione: totalmente pubblico (ACDA Cuneo), misto (Alpi Acque e Mondo Acque) e privato o quasi completamente tale (Egea Alba). Tutti e tre i modelli funzionano discretamente bene: non hanno indotto aumenti significativi dei costi, normalmente hanno migliorato l’efficienza manutentiva e stanno facendo investimenti che pesano minimamente sulle tariffe applicate. Dei tre modelli però, da un’analisi della società SILOC commissionata dalla Fondazione CRC, emerge che proprio Alpi Acque è la società con il bilancio più solido e con i migliori livelli di efficienza ed economicità.
Morale: oggi la spesa improduttiva è sostanzialmente legata al malfunzionamento dell’ATO (25% Provincia, 37,5% Comunità Montane, 37,5% Comuni della piana) mentre i soggetti gestori, bene o male, fanno dignitosamente il proprio mestiere. Allora è giusto raccogliere firme contro la legge 166 (Decreto Ronchi) che impone società miste con la presenza di un socio privato con almeno il 40% di quote? Credo di SÌ, non tanto per la sostanza, ma per il fatto che, ancora una volta, è una legge dello Stato ad imporre agli enti locali ed ai territori un modello preconfezionato. Alla faccia del federalismo! Per la stessa ragione (è stata una legge nazionale ad imporlo) sarebbe giusto abolire l’ATO.
A questo punto però rimane la responsabilità diretta dei comuni: si consorzino davvero tra di loro per mantenere e regolare il prezioso patrimonio del ciclo idrico integrato (reti e depuratori) e diano poi in gestione il servizio attraverso una gara regolare e trasparente.
Editoriale FossanOggi, giugno 2010.
L’anno scorso Gianni Viglietta e Giovenale Rivoira (il primo partigiano, il secondo internato in campo di prigionia) erano qui con noi e anche loro hanno ricevuto il garofano rosso: sono scomparsi entrambi ed oggi, commemorazione del 65° anniversario della liberazione, constatiamo ancora una volta come, con il passare degli anni, il drappello di “quelli che c’erano” si continui ad assottigliare. Per questo è importante ed urgente trovare dei canali efficaci per trasmettere alle nuove generazioni i valori e gli ideali su cui si fondano la nostra Repubblica e la nostra Costituzione.
In questi giorni ci è giunta la notizia, dal Ministero dell’Interno, che Fossano non avrà la medaglia al valor civile, nonostante il caro prezzo in vite umane pagato. Tale riconoscimento viene solitamente concesso a quei comuni sede di eccidi e stragi che hanno coinvolto la popolazione civile.
Voglio sottolineare come i Fossanesi si profusero e si distinsero per coraggiosi gesti di solidarietà verso i più colpiti dalla repressione di quegli anni: gli ebrei. Questo è noto alla Comunità Ebraica Italiana ed allo Stato di Israele che hanno riconosciuto a ben quattro fossanesi l’importante titolo di “Giusti tra le Nazioni”: si tratta di Lorenzo Perrone, che salvò Primo Levi, Madre Maria Angelica Ferrari, Superiore delle Domenicane, che salvò una famiglia e dei coniugi Grasso che, insieme alla famiglia Blua e a don Ravera (parroco di Loreto), salvarono la famiglia Foa.
L’esigenza di trasmettere e mantenere vivi i valori e i principi che hanno sostenuto la liberazione mi spinge, oggi, a proporre un percorso di Memoria-Speranza ampio e partecipato, che coinvolga le Scuole, le Associazioni d’Arma, le Associazioni Culturali, le Forze Armate e le Istituzioni: si tratta di recuperare le testimonianze e i ricordi di chi c’era, non per fare delle commemorazioni ma per guardare e progettare il nostro futuro a partire dalla nostra storia. E’ l’idea che Carlin Petrini ha presentato come il “Granaio della memoria”.
Memoria-Speranza per progettare un futuro che si fondi sul valore dell’Unità d’Italia, inteso non in senso nazionalistico, ma come forte e radicato senso di appartenenza al luogo dove abbiamo sperimentato (e spesso, purtroppo, fallito) il mettere insieme le differenze e le diversità: tra nord e sud, tra est e ovest, tra noi e “gli altri” (stranieri che arrivano nella nostra terra). Se, nella gestione dei grandi temi legati all’integrazione ed alla legalità che oggi sono sul tappeto, ci facciamo prendere la mano da atteggiamenti di eccessiva apertura o, al contrario, di una chiusura che alimenta paure e timori spesso irrazionali, commettiamo un grosso errore: dobbiamo far si che chi arriva possa integrarsi nella legalità, rispettando le regole che la nostra società si è data. Regole che, non dimentichiamo, nascono proprio da quel lontano 25 aprile.
Fossano, 26 aprile 2010.
Faccio gli auguri a Roberto Cota, ma per il suo bene gli consiglio di non montarsi la testa. E’ la prima volta che un Governatore del Piemonte viene eletto senza la maggioranza assoluta dei voti (si è fermato al 47 %).
Certamente la Provincia di Cuneo lo ha votato ampiamente (55 %) e Fossano rispecchia fedelmente il risultato provinciale.
Infatti, nel nostro comune, il rapporto tra voto rurale e voto urbano è più o meno simile a quello dell’intera Provincia. Mentre Cuneo, Savigliano, Mondovì, Alba e Bra registrano una prevalenza di voto urbano e, quindi, più favorevole al centro sinistra.
Spero che Cota tenga conto di questo dato e valorizzi il territorio cuneese almeno quanto ha fatto nei cinque anni precedenti la Bresso e non ci riporti all’emarginazione in cui ci aveva relegati l’amministrazione Ghigo.
E’ motivo di grande soddisfazione, per me e per la città di Fossano, l’ottimo risultato di Mino Taricco che sarà ,come già in passato, il nostro principale riferimento in Regione.
Fossano, 10 aprile 2010.
Per la città di Fossano il progetto più rilevante, che vede nella Regione l’interlocutore principale, è la realizzazione del nuovo ospedale.
Perché un nuovo Ospedale?
Fossano ha subito il forte ridimensionalmente del suo Ospedale, uno dei migliori della Provincia fino all’inizio degli anni “80, specialmente perché la struttura che lo ospita, già da anni, non era più adeguata. Oggi, sul filone dell’attività riabilitativa e conservando la medicina e la chirurgia di un giorno (day surgery), l’attività sanitaria fossanese sta diventando un interessante modello innovativo di gestione della sanità.
Questo è ancor più vero nella misura in cui, grazie alla nomina come responsabile del dott. Dario Panero, anche il Pronto Soccorso sta rimontando la china.
Le grandi potenzialità alla portata di questo progetto si potranno, però, realizzare solo in una nuova struttura che garantisca funzionalità, efficienza, qualità alberghiera, ampi spazi per molteplici tipologie di ambulatori specialistici.
Infatti un ospedale centrato sulla riabilitazione sviluppa attività specialistiche amplissime: dalla cardiologia alla pneumologia (cura della malattie respiratorie), dalla neurologia alla fisiatria, dall’urologia alla andrologia, che diventano punto di riferimento per tutti i cittadini del territorio, fossanese e non solo.
Infine la riabilitazione è sempre più importante a fronte di capacità tecnico scientifiche in continua evoluzione che consentono il recupero di inabilità dovute all’invecchiamento (e la nostra popolazione, grazie a Dio, invecchia sempre di più), alle malattie degenerative sempre più frequenti, e alle conseguenze (specie sui giovani) di incidenti stradali o sul lavoro (purtroppo così frequenti).
Se questo verrà realizzato dalla Regione significherà che, veramente, si sarà attenti al territorio e non solo a Torino. Questo Cota lo ha promesso e, noi siamo certi, lo manterrà!!
Fossano, 10 aprile 2010.